Clean

scritto da innuendi
Scritto Ieri • Pubblicato 3 ore fa • Revisionato 3 ore fa
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"...La gente si ricorda gli odori più delle urla..."
- Nota dell'autore innuendi

Testo: Clean
di innuendi

Comincia sempre allo stesso modo.

Un’invasione tattile. Un’infrazione del perimetro osseo che protegge i pensieri.
Non è dolore. È interferenza.

Sento i passi di Clean sul teschio, un ticchettio regolare, paziente. Come un insetto che conosce già la strada. Non posso cacciarlo, nemmeno se premo le mani sulle tempie fino a farmi fischiare i timpani. Lui scivola, guizza come un anguilla liquida, e si rintana alla base del cervello, dove il freddo diventa ardente.

Arriva sempre con quell’odore.
Umido. Dolce. Ferroso.
Come ruggine bagnata mescolata alla saliva di un vecchio.

La cella puzza di ferro e di attesa. L’odore di Clean si confonde con quello delle sbarre, ma io so distinguerlo. È più intimo. È mio.

Il dottor Giovanni è seduto oltre le grate. È un uomo piccolo, con una barbetta troppo ordinata per essere vera e occhi che non cercano la verità, ma una mesta diagnosi che stia in piedi da sola. Dondola la testa mentre parla, avanti e indietro, come un metronomo che ha perso il tempo giusto.

«Parlami di tua madre, Seth.»

Sorrido.
Come spiegargli che mia madre non vendeva solo filtri o erbe raccolte nel fango? Lei conosceva il peso del sangue. L’odore acre del sangue. Quando avevo dodici anni, ne prese un po’ dal mio braccio e lo lasciò colare in una boccetta di vetro scuro. Ricordo il profumo che salì subito, mescolato alla terra umida del bosco.

Tornò una sera con Clean.
«Ti proteggerà», disse.

E lo ha fatto.
Mi ha guidato tra le canne della palude, mi ha indicato Michele nel suo vestito marrone, mi ha sussurrato come fermare Emilia prima che la sua macchina sparisse nel fango. Ogni volta, prima che accadesse, l’aria cambiava. Quel tanfo dolciastro mi riempiva il naso e sapevo che era il momento giusto.

Il dottore scrive.
Ogni tanto si ferma e mi guarda con quella curiosità oscena che si riserva ai mostri da esposizione. Non capisce che io non volevo uccidere. Io obbedivo. A una necessità superiore. A quella voce fredda che promette ordine, silenzio, castelli di nebbia, in cambio solo di un po’ di carne.

«Dove sono le teste, Seth?»

La parola “teste” rende l’aria più densa. L’odore torna, più forte. Mi cola dietro al palato.
Mi chiudo in un silenzio antico. Non merita la risposta. Le teste sono l’unica cosa che Clean reclama per sé. Il pegno. L’unico modo per lasciarmi respirare ancora un giorno.

Poi arriva il Sostituto Procuratore Cassio.
È diverso. Mani grasse, pelle lucida, un anello che brilla come un occhio cattivo. Sa di dopobarba e ambizione. Si avvicina troppo alle sbarre. Sorride. Dice di capirmi.

«Dallo a me, Seth. Lascia che sia io a occuparmi di Clean durante tutto il processo.»

Mente. Ma crede alle proprie menzogne.
Lo chiamo.

Sento Clean risvegliarsi dal suo torpore post-pasto. Un ronzio sottile mi vibra nei denti. Gli spiego che Cassio è un ospite accogliente. Clean non risponde, ma avverto il peso che si stacca. Per un istante, la mia testa è vuota. Gelida. L’odore scompare.

Sono libero.
O forse sono solo più solo di quanto sia mai stato.

La libertà dura quanto la luce di una mezza luna sulla parete della cella.

Cassio torna nel cuore della notte. Non è più l’uomo sicuro di sé. Urla. Si aggrappa alle sbarre come un animale in acqua. Suda. L’aria intorno a lui è già cambiata.

«Toglilo!» mi sussurra. «Mi parla… vuole il dottore… vuole la sua testa…»

Sorrido nel buio.
Clean non accetta rifiuti. Prima ti seduce con promesse, poi ti spezza con la violenza del bisogno.

Sento il gorgoglio familiare provenire dall’interno del cranio del Procuratore. Un suono umido, soddisfatto. L’odore ritorna, pieno, definitivo. È ovunque. Un appetito che ha trovato la sua strada.

Quando Cassio si accascia, svuotato, prendo le chiavi.
Non c’è odio. Solo ordine ristabilito.

«Qui, Clean. Torna a casa.»

Sento il piccolo peso freddo rimettersi al suo posto. I suoi artigli gentili ricominciano a grattare il mio cervello. L’odore si placa, resta sotto pelle, come una promessa mantenuta.

Camminiamo nella notte.
Lui ridacchia nel mio orecchio.

Siamo di nuovo uno.
Siamo di nuovo noi.-

Clean testo di innuendi
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